Tecnoscultura Operazionabile

Oddone C. Poli

(da Angelo Bozzola, in Libro scultura “Tecnoscultura Operazionabile”, edizioni International Center of Aesthetic Research, Torino, 1971).

Questa nostra Italia con tutti i suoi difetti di compromesso machiavellico di bassa lega, con tutti gli imbrogli (vocabolo internazionale ormai classico, ma squalificante per noi), con tutta la ciarlataneria creata dalla divisione in staterelli dal clientelismo derivante, non solo nel sud, sa produrre delle belle menti che si impongono anche all’estero: alle raffinatezze di Parigi, alle diplomazie di Londra, alle forme dei tedeschi, all’efficientismo degli americani. Bozzola, per dargli innanzitutto, nel nostro campo che è la sociologia, un’estrazione sociale, è un italiano schietto del buon borgo antico che dal suo operare, dalle sue intuizioni artistiche, e dai contatti con le varie correnti d’arte sa trarre un suo ideale, che ha interessato ed affascinato un critico d’arte come Michel Tapié: un’attuazione che Bozzola chiama «Tecnoscultura Operazionabile».
E Tapié parla, per inquadrare il Bozzola in un gruppo artistico (è quello che interessa a noi sociologi), di spazi astratti, di algoritmi che si ripetono (il suo trapezio-ovoidale), benché Bozzola vada oltre l’esperienza astrattista, ed il barocchismo d’insiemi, per mostrare e dimostrare come egli raccoglie e lascia raccogliere al fruitore i pezzi per la costruzione artistica. Egli vuole così superare la tecnologia. Vuol lasciare una parte importante alla libera creazione, alla intuizione singola. È un altro argomento che interessa alla sociologia, in quanto, lo sviluppo tecnologico prenderà delle forme sociali sempre più vaste sino alla compiuterizzazione di tutto il lavoro delle persone adulte.
Dobbiamo anche ammettere che il lavoro della produzione vera e propria sarà riservato ad una piccola parte della umanità o per lo meno che sarà riservato ad una parte dell’umanità per un minor numero di ore nella giornata ed un minor numero di giorni nella settimana. Ed allora ecco il lavoro artistico che si inserisce nella vita dell’umanità, al di sopra della tecnologia, anche se è tecnoscultura.
Il Bozzola, tra gli artisti lirici, i metafisici della materia-spazio, i barocchisti d’insiemi, tra coloro che coltivano lo spazio ipergrafico tra gli spazi algoritmici e gli spazi generalizzati, è classificato tra coloro che curano lo spazio algoritmico come Fontana. Però, quando il Bozzola ci dà un’opera di «Tecnoscultura Operazionabile» da porre come sfondo ad una cappella ricorda la sua arte concreta, cioè torna ad essere se stesso pur rimanendo in un campo diverso dall’arte classica, cioè in «art autre».