Tecnoscultura Operazionabile

Michel TapiƩ

(da Angelo Bozzola, in Libro scultura “Tecnoscultura Operazionabile”, edizioni International Center of Aesthetic Research, Torino, 1971).

L’aleatorio ha le sue rigorose leggi: esteticamente, molto più ancora nel «tipo» stesso dell’arte. Bozzola è uno dei pochissimi artisti che hanno attualizzato la nozione di scultura nei nostri tempi autres: la scultura, come l’architettura, legata alle leggi fisiche della materia (resistenza, equilibrio, verticalità e simmetria, nel quadro di una geometria essenzialmente tridimensionale), sembrava più limitata nell’abbordare certi problemi tanto nuovi quanto inesorabili (insieme, continuità, vicinanza, ritmi transfiniti «spazi astratti», indefinitamente più generalizzanti che non «forme concrete», ecc.) nei quali certe arti si adagiano più normalmente: mi ricordo, in questo senso, una riflessione dell’architetto Luigi Moretti, una ventina di anni fa, sulla fortuna che avevano, di fronte a questi problemi «altri», i creatori che fanno uso della pittura o della musica, infinitamente meno legate a leggi materiali e quindi più aperte a cambiamenti di potenze, innestando diversamente le stesse basi della morfologia artistica.
Anzitutto Bozzola, come Capogrossi nella pittura, ha trovato il suo algoritmo e sa di poterlo esplorare indefinitamente, ogni limitazione accademizzante essendo allora fuori proposito. Inoltre egli gioca assai fortunatamente con il lato necessariamente spaziale della scultura, in un ludismo nel quale rigore e fantasia sono intimamente legati al cuore stesso del fenomeno artisticamente creativo, sia esso su schermi piani o curvi oppure in «successioni» monumentali o nelle formalizzazioni astratte più legate a proposizioni architetturali di grande tradizione intenzionale in tutti i grandi scultori.
In questi ultimi anni ho visto Bozzola sviluppare con molta fortuna questo ludismo, sia per se stesso sia per i dilettanti in arte ai quali egli impone infatti le sue regole, e fortunatamente nel tipo “artistico” che egli ha scelto e acquisito, facendoli partecipare al suo gioco, tanto liberamente quanto inesorabilmente (altrimenti non sarebbe Bozzola e allora il gioco sarebbe tanto inutile quanto noioso, giacché la constatazione autentica non può essenzialmente nè potrebbe essere altra che artistica).
Ultimamente Bozzola, oltre ad operare di una grande potenza, specie di colonne spaziali e serie di opere bidimensionali pittoriche di altissima raffinatezza (e bravo, la nostra epoca ne ha tanto bisogno...), ha magistralmente portato a termine una serie di diciotto sculto-pitture murali di piccole dimensioni (ma l’insieme è monumentale e allo stesso tempo magico nelle sue proposte ludiche di «arte di vivere»): la sua proposta «etica» ci impone per incantesimo estetico, di entrare nel gioco... e, perché no, di perderci nella accettazione di un incantesimo tanto insolito quanto di rarissima qualità.
Ed ecco, infine, il gioco che si sviluppa quantitativamente, ai limiti delle incognite artistiche, ove Bozzola aiuta l’appassionato d’arte degno di questo nome a perdersi là dove egli ha deliberatamente scelto di perdersi. Poiché l’avventura artistica è un viaggio senza ritorno, quando ci sono e finché ci saranno «artisti» che ci propongono e ci avviano su questo cammino privilegiato della plurivalenza epistemologica: grazie ancora, caro Bozzola!