Museo Angelo Bozzola

Il Museo Bozzola nel Castello di Galliate
Marco Rosci

L'ordinamento museale della donazione Bozzola alla città di Galliate nel sotterraneo e nei tre piani della torre nord-est, sul camminamento nord, nella corte nord e nel fossato esterno comprende sculture, installazioni, dipinti, opere grafiche singole e seriali, libri d'artista, dalle prime creazioni pittoriche e costruttiviste del 1954, l'anno della presenza alla X Triennale di Milano e dell'adesione al Movimento arte concreta, alla grande serie scultorea simbolica Origine del 1988, con monoforme a bassorilievo incise su nove graniti provenienti da Europa, Africa Asia, America.
Alla rilevanza dell'opera di Bozzola nel contesto dell'avanguardia astratto-concreta, costruttivista, segnica internazionale della seconda metà del secolo si associano la validità e il fascino museali del confronto dialettico fra opere espressione di una filosofia della forma logico-simbolica del tutto tipica delle scienze umane contemporanee e di materiali e operazioni tecnologiche della civiltà industriale sussidiarie della progettualità e manualità creative e le forti strutture architettoniche militari di ascendenza medievale.
Sotterraneo
Mentre l'ordinamento nei tre piani superiori tende di massima a illustrare lo sviluppo nel tempo della multiforme opera dell'artista, nel sotterraneo è stato invece scelto il criterio di una campionatura scultorea e strutturale dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, volta anche a sottolineare con forte impatto espressivo gli effetti e contrasti scenici e luministici di un ambiente-percorso continuamente soggetto a svolte, fratture, "incidenti" e nel contempo obbligante il fruitore a un contatto ravvicinato e al limite tattile con i materiali metallici operati e, nel caso della Struttura n. 3 in acciaio inox, vibratili, nel caso dei Multipli-sottomultipli, mobili.
Protagonista formale e concettuale di tutte le svariate e plurimateriche manifestazioni dell'arte di Bozzola è la "monoforma" concretistica-organica. Il sotterraneo ospita tre versioni: la Funzione-sviluppo di forma concreta n. 10 è il modulo realizzato nel 1958 in acciaio sabbiato sull'originario modello in plastica del 1955, di cui una variante in bronzo fosforoso del 1955 è esposta al pianterreno con il n. 18, mentre le modalità di taglio, sezione, sviluppo spaziale dal modulo piano trapezio-ovoidale sono illustrate nella tavola progettuale esposta anch'essa al pianterreno con il n. 32; la Funzione-sviluppo n. 8 del 1958 è l'abbinamento di due moduli in posizione ribaltata includenti un frammento non operato di marmo bianco, una delle prime manifestazioni di interazione estetica e simbolica di materiali industriali e naturali che è un'altra caratteristica di fondo del lavoro di Bozzola; il Modulo in ferro n. 11 del 1965 è una versione di maggiori dimensioni.
Il successivo gradino delle possibilità estetico-spaziali della monoforma è rappresentato dal Multiplo-sottomultiplo ideato nel 1959, in cui la ripetizione seriale, multipla, del modulo contiene incommensurabili potenzialità spaziali operabili dal fruitore, dalla concatenazione sospesa mobile del n. 4, di otto moduli in ferro resecati con fiamma ossidrica, e del n. 5, di sei moduli in acciaio inox pertinenti a quattro serie di multipli, alla libera dislocazione spaziale del n. 7, di sei moduli in ferro con zincatura tropicalizzata.
La riflessione dell'autore sulla matrice metallica d'origine, da cui viene resecata la monoforma, e sulla serialità multipla di quest'ultima, a cui ovviamente corrisponde la regolarità ritmica degli spazi negativi sulla matrice (versione metallurgica astratta contemporanea del pensiero michelangiolesco sulla presenza virtuale della statua all'interno del blocco marmoreo e sul modo scultoreo del "levare"), trova espressione nella doppia opera didascalicamente più significativa del 1964, esposta nei giardini di Villa Taranto nel 1973, all'antologica al Broletto di Novara nel 1979 e al Palazzo della Ragione di Cannobio nel 1992: la Superficie-matrice in acciaio inox speculare a muro e, a confronto davanti alla parete contrapposta, la Struttura tridimensionale ottenuta dalla concatenazione orizzontale, fissa ma vibratile, dei moduli ricavati. Mentre la qualificazione estetico-espressiva di quest'ultima risiede nel ritmo scultoreo spaziale, quella della Superficie-matrice è potenziata dalla sovrapposizione di moduli in plexiglas blu e da riporti in fusione di rame e ottone sull'acciaio inox.
Un ulteriore sviluppo dinamico-simbolico della concatenazione, che vede riflessa nell'astrazione logico-materica-organicistica un'ultima eco delle poetiche futuriste e costruttiviste, è rappresentato dalla Struttura di ripetizione n. 1 del 1974 in ferro (su una base concava in acciaio inox speculare che ne duplica la potenzialità dinamica), in cui la serialità matematica dei moduli si abbina alla simbolizzazione spirale-ellittica del DNA. Le potenzialità decorative ed espressive segniche e informali di pittoricismo polimaterico bidimensionale sono rappresentate a muro dal Concreto-differenziale n. 6 del 1958, in ferro ritagliato con riporti in rame e ottone per fusione, applicato su tela dipinta, e soprattutto dal polimaterico Spazio n. 9 del 1965, lastra di ferro applicata su carta orientale, con riporti in rame per fusione, con rottura spaziale mistilinea ricavata dalla fiamma ossidrica, su cui si profilano in negativo due moduli di ferro e fili di tondino intrecciato, che rappresenta già l'approdo al "baroque ensembliste" promosso proprio in quell'anno dal manifesto di Moretti e Tapié.
Sala piano terra
La sala presenta la prima fase dell'arte di Bozzola, dall'originaria adesione alle poetiche del Movimento arte concreta ai polimaterici informali e alle strutture concatenate dei primi anni Sessanta, con l'unica eccezione del massimo sviluppo della concatenazione modulare nella grande Variabilità del 1978. Sulla parete nord la sequenza di oli e tempere del 1953-54, con le trasparenti intersezioni angolari di rigorosa disciplina MAC, che ha in comune con altri artisti del gruppo il precocissimo recupero dell'eredità di un dimenticato Balla, circonda il suo sbocco nella fondamentale Struttura con elementi mobili n. 14 del 1954, esposta alla Triennale di Milano e pubblicata su "Art d'Aujourd' hui", in cui la scultura-struttura a triangoli pluridimensionali divergenti sorregge superfici mobili trapezoidali in alluminio laccato rosso. La procedura dinamica progettuale di analoga struttura è graficamente illustrata nella tavola Preliminare n. 13. La mobilità strutturale fruibile sarà uno degli elementi fondamentali della poetica tridimensionale di Bozzola.
Subito di seguito, il dipinto n. 16 del 1955, Funzione di forma concreta, presenta il definitivo sviluppo e la metamorfosi organica trapezio-ovoidale delle forme angolari precedenti, prima matrice del modulo-monoforma. Concreto-funzionale n. 17 del 1956 è la sua trascrizione tridimensionale vibratile, con proiezione spaziale in legno con anima in ferro e moduli trapezio-ovoidali in lamierino dipinto, primo esempio di microsculture cromatiche ricorrenti nell'opera dell'artista. Ma già nel 1954 la monoforma trapezio-ovoidale era protagonista per concatenazione nell'ulteriore sviluppo della "mobilità" tridimensionale della Funzione di forma n. 37, costituita da nove elementi sospesi in plexiglas policromo, esposta in una replica del 1988.
Il discorso combinatorio della monoforma trapezio-ovoidale viene sviluppato sulla parete ovest dalla serie di dipinti del 1955 Funzione di forma concreta, accanto a cui compaiono, come già ricordato illustrando il n. 10 nel sotterraneo, i primi esemplari in bronzo e ferro di monoforma spazialmente articolata per sezionamento e sviluppo della planimetria trapezio-ovoidale, nn. 18, 24, 26 del 1955-57, materiali esposti all'antologica del 1979 al Broletto di Novara. Vi corrisponde la cartella di otto linoleografie esposta con il n. 122 nella sala didattica. Forme ulteriori e più complesse sono presentate davanti alla parete est: la Funzione-sviluppo di forma concreta n. 35 del 1959, abbinante ferro e acciaio inox, e dello stesso 1959 il Modello di elemento, primo modulo, n. 34, modulo per concatenazione multipla in acciaio inox. Il processo culmina nella grande Funzione-sviluppo di forma, matrice-modulo n. 36 del 1958 in ferro, in cui sul piano-matrice concavo emerge dallo spazio negativo trapezio-ovoidale la monoforma sezionata e articolata in proiezione plastica spaziale, esposta alla Galleria d'Arte Moderna di Gallarate nel 1980 e al Palazzo della Ragione di Cannobio e al Castello di Sartirana nel 1992. L'opera è presentata al centro della sala. Nella nicchia nord-ovest e all'inizio della parete nord sono presentate opere polimateriche del 1959-62, su carta o in terreno naturale fissato con vinavil su rete di ottone, con l'impiego di inchiostri colorati, oro in foglia, plastica, rete di bronzo, lamierino, in cui interventi pittorici, tecniche miste, riporti di micromoduli della monoforma sono fusi espressivamente nell'ambito della poetica segnico-informale. L'alternativa parallela, linguistica e operativa, è rappresentata dallo sviluppo scultoreo, statico e dinamico, della monoforma sezionata e articolata per moltiplicazione e concatenazione, secondo le procedure illustrate graficamente nel Progetto n. 32 del 1959. Esso è esposto nella nicchia est, al cui centro è appesa la grande concatenazione mobile Multiplo-sottomultiplo n. 33 del 1960, i cui moduli in ferro hanno la medesima articolazione e misura del n. 34 in acciaio inox e di cui sono varianti i nn. 4 e 5 del sotterraneo.
Ulteriori sviluppi plastici statici sono rappresentati dalla Iterazione n. 23 del 1961, verticale di otto moduli in ferro saldati su base di serizzo, e dalla Iterazione n. 41, intersezione in orizzontale di due serie modulari in ferro invertite, mentre un punto d'incontro fra l'iterazione modulare e il rapporto modulo-matrice e le tavole informali è rappresentato dalle lastre polimateriche in ferro su carta bituminosa nn. 39 e 42.
Il processo "multiplo-sottomultiplo" di iterazione statica e mobile culmina al centro della sala nella colossale Variabilità modulare del 1978 in acciaio inox, con due serie di moduli in diagonale e serpentinata in diagonale saldati e la serie principale appesa al supporto-struttura ovoidale alto 450 cm, esposta al Broletto di Novara nel 1979, alla Galleria d'Arte Moderna di Gallarate e alla Villa Reale di Monza nel 1980, a Torino nel 1983.
Camminamento di ronda    
Il camminamento fra la torre nord-est e la torre nord presenta esempi delle tipologie esposte al piano terra e al primo piano. La Progressione del 1966 propone con cinque moduli in acciaio inox lo sviluppo spaziale della monoforma, dalla superficie piana trapezio-ovoidale con i due tagli operazionali alle proiezioni spaziali progressivamente emergenti. Lungo i merli verso la corte interna sono esposte quattro grandi monoforme Funzione-sviluppo di forma concreta in acciaio inox sabbiato su basi in granito, di varie dimensioni e diverse articolazioni spaziali, realizzate nel 1988 sul modello del 1955. Sul fondo, il grande Spazio n. 45 bilaterale rettangolare verticale in acciaio inox riflettente, matericamente e "industrialmente" in dialettica con il manufatto in mattoni del muro della torre nord, ma nello stesso tempo drammatizzato dall'intervento dell'artista, incisore con la fiamma ossidrica dell'intreccio espressionistico delle monoforme sulla superficie speculare, esemplifica nel 1966-67 l'attività di Bozzola nell'ambito del "baroque ensembliste" di Tapié.
Sala primo piano
Le opere illustrano la creatività dell'artista negli anni Sessanta e Settanta, secondo le due fondamentali direttrici delle infinite potenzialità permutative ed estetiche del rapporto matrice-modulo, culminanti nel Polittico del 1966-67, e dell'espressionismo "barocco" dell'incisione ossidrica su superficie in acciaio, ferro, ottone. Alcune opere si riallacciano alla proiettività spaziale del modulo-mono-forma del 1955, come nel caso di Disposizioni spaziali n. 56 del 1970, con sei moduli in plexiglas policromo in contenitori trasparenti, liberamente disponibili in sequenze tridimensionali in orizzontale e in verticale, o di Mobilità aerea di gruppo scultoreo n. 75 del 1978, concatenazione mobile di moduli in ferro con zincatura tropicalizzata e pittura rossa appesa al supporto-struttura ellittico, versione minore della grande Variabilità modulare al pianterreno. Una formulazione scultorea bi-tridimensionale del rapporto matrice-modulo è rappresentata dalla Struttura modulare n. 55 del 1966, verticale ritmica in acciaio inox brunito e riporti in argento foglia sui moduli, mentre la Struttura modulare n. 63 dello stesso anno, di dodici elementi matrice-modulo in orizzontale in bronzo fosforoso satinato e acciaio inox, si collega direttamente alla progettazione del Polittico.
I venti pannelli-matrici del Polittico di proprietà dell'autore, ospitanti ciascuno nove trapezio-ovoidi per complessivi 180, da cui sono prelevati 144 moduli con conseguenti incommensurabili potenzialità di permutazione, sono illustrati dalla cassetta-video del mediometraggio Permutazioni del Polittico e da tre tavole didattiche, che illustrano la procedura logico-simbolica e 0 significato concettuale e nel contempo mistico, che realizzano ed esprimono "le possibilità all'infinito di distanza, mobilità, fruibilità cromatico-luministica, associabilità e dissociabilità" e "attingono alla variabilità assoluta e incommensurabile nel campo vitale del rapporto cosmico unitario", secondo le parole dell'autore introducenti il mediometraggio. La fruibilità estetica è potenziata dal processo "fotoriflettente" bre¬vettato per l'occasione, ottenuto dalla rifrazione per mobilità dell'acciaio inox dei moduli combinata con il trattamento con colori a olio, oro in foglia e applicazione per fusione di rame e ottone.
Il principio "permutativo" del Polittico dà origine a una serie di tavole metalliche e cartacee, con svariatissimi interventi tecnologici e fotooperativi, esposte lungo le pareti. Di forte e diretto impatto plastico e didascalico sono le sei lastre in acciaio inox n. 46 del 1969, quattro con venti moduli operazionabili e due con trenta. La fotografia, nel Multiplo differenziato n. 50 del 1967, interviene direttamente a documentare cento moduli differenziati mentre nella Struttura n. 53 del 1970 la fotoimpressione su tela emulsionata in trittico illustra anche cromaticamente 144 settori differenziati, ciascuno con sei moduli-matrici, partendo dalla tavola n. 113 esposta nella sala didattica. Fotoprocedure più complesse, con interventi cromatici in rosso, celeste e oro in foglia, caratterizzano le tavole Spazio-tempo nn. 67 e 68 del 1972 e le Nomografie su tela emulsionata nn. 51 e 52 del 1976.
Analoghi principi di ripetitività ritmica e di permutabilità ad alta valenza numerica della monoforma improntano le due tavole metalliche a strisce o a scacchiera, la prima incisa a pantografo con riporti in oro in foglia e riportata su pelle scamosciata n. 89 del 1974 e la seconda n. 73 del 1977 fusa in staffa da zincotipia da modello in cartone.
L'alternativa sequenza degli interventi "barocchi" con fiamma ossidrica su superila metalliche metamorfizza la monoforma in un intreccio espressionistico gestito dalla gestualità informale e ritmica dell'artista, secondo principi e modalità già presenti nello Spazio alla fine del camminamento di ronda. Coevo, del
1967,    è il grande Spazio orizzontale in due sezioni separabili e articolabili, n. 47,
personalissima risposta "tecnologica" e simbolica, attraverso l'organicità e il
bimorfismo della monoforma, all'informalità di Dubuffet e di Burri.
Il discorso si sviluppa nelle due superfici verticali del 1967, Superficie in ferro n. 66 e Spazio n. 60 in acciaio inox con effetti di "fotoriflettenza" in rosso su fondo oro, che accrescono il senso "barocco". L'espressione materica e di operatività tecnologica si fa più complessa nelle due lastre Spazio n. 65 del 1967 e n. 61 del 1976: nella prima, applicata su carta orientale, l'incisione ossidrica su ottone è abbinata all'intaglio e incisione su bronzo con riporti in ottone per fusione; nella seconda l'intaglio e incisione con fresa a codolo meccanico su acciaio inox speculare è abbinato all'incisione ossidrica su rame. La procedura trova la sua espressione più preziosa nell'album d'artista Coincidenze-opposizioni del 1969, con prefazione manoscritta di Michel Tapié, le cui quattro tavole in ottone argentato, bronzo fosforoso, acciaio inox e ottone sono esposte con il n. 58. Una sintesi dell'insieme, già aperta verso le nuove forme sviluppate negli anni Ottanta, è offerta dalle tre grandi strutture-sculture al centro della sala. Spazio del 1968, in alluminio anodizzato nero, sviluppa in verticale con effetti alternativi
sulle due facce la procedura espressionista dell'intaglio e dell'incisione ossidrica.
La Colonna spaziale del 1969, in acciaio inox speculare con incisione ossidrica e
riporti in rame con interno in oro in foglia e rosso, apre il nuovo discorso di
ispirazione nello stesso tempo classica contemporanea e mitica antropologica, che trova piena espressione nel doppio prisma Spazio-tempo del 1982, il quale reca su due facce sei formelle per parte in bronzo fuso in staffa, su cui il pantografo meccanico ha trasposto la fotoincisione della "scrittura" esoterica delle sequenze intrecciate di monoforme.
Sala secondo piano
Il nucleo fondamentale è costituito dalle opere degli anni Ottanta, caratterizzate da un lato dalla svolta materica e operativa dell'artista verso la grande tradizione scultorea della manualità di confronto con la pietra e dall'altro dal rigore strutturale e concettuale delle forme "minimali" primarie, in concordanza con gli sviluppi dell'avanguardia tridimensionale contemporanea. Tuttavia sono anche esposte opere di raccordo con i piani inferiori. La Funzione-sviluppo di forma concreta n. 87 in acciaio inox, variante di monoforme esposte nel sotterraneo, a pianterreno e sul camminamento, è stata realizzata nel 1964 su un modello in bandone del 1955. Più complessa e "riassuntiva" è la Struttura bilaterale in granito n. 88 del 1983 che su una faccia concava ospita due Funzioni-sviluppo di forma concreta omologhe affiancate, mentre la faccia piana opposta reca in bassorilievo la scacchiera di monoforme Spazio-tempo, che lungo gli anni Ottanta caratterizza gli interventi scultorei o per fusione in staffa su lastra sulle strutture geometriche in pietra.
Altrettanto legate alle elaborazioni precedenti della monoforma sono le carte a muro. Il pilastro e la parete retrostante ospitano i rilievi cartacei e fotografici Trasversalità del 1982 e Rappresentazione del 1988, di cui un altro esempio è esposto al primo piano. Sono inoltre esposte quattro carte di quattro edizioni differenziate in cinquanta tavole del 1974: la Superficie in bronzo con incisione ossidrica su cartoncino nero; le tre versioni di Spazio, due su carta fotografica emulsionata con inserzione di moduli in oro o argento in foglia e una con fustellatura, riporto modulare e rilievo cartaceo su carta bianca. Davanti alla parete est e agli angoli nord-est e nord-ovest sono esposte le grandi strutture fondamentali degli anni Ottanta. Il semicerchio delle tavole a sezione triangolare isoscele di Origine del 1988 simboleggia i primordi formativi della materia-struttura terrestre attraverso la provenienza dei nove diversi graniti da Italia, Norvegia, Finlandia, India, Egitto, Sud-Africa, Brasile, con la qualità estetica delle diverse colorazioni della pietra, mentre l'incisione a bassorilievo modulare Spazio-tempo introduce il linguaggio simbolico esoterico. La colonna Verticalità in acciaio inox del 1982, con l'incisione modulare ossidrica e a fresa lungo tutta la superficie curva indefinita, riassume le esperienze illustrate al primo piano, mentre Spazio del 1983, a rocchi in granito rosa di Baveno, con bassorilievi modulari con oro in foglia, è il suo corrispettivo nelle nuove materie e forme di manualità.
La ristrutturazione allestitiva dello spazio rilevato circolare intorno alla torretta scalare centrale ospita nove esempi di medie dimensioni delle nuove forme e materie. Operazionale n. 99 è costituito da venticinque elementi mobili in granito e acciaio inox con bassorilievi modulari, con possibilità di permutazioni in orizzontale e in verticale, con le stesse modalità e potenzialità delle esperienze precedenti in metallo e plexiglas, come il n. 56 nella sala al primo piano. La Struttura doppia rettangolare verticale n. 100 abbina una stele minore in marmo bianco di Carrara e una maggiore in legno Iroco africano, con incisione modulare a bassorilievo e pirografata. Le lastre bronzee fuse in staffa con i bassorilievi Spazio-tempo dominano il n. 101 in acciaio inox a cuneo con sezione a triangolo equilatero e il n. 106 in acciaio inox tronco-piramidale con pianta a stella e vertice a triangolo equilatero. Il legno di teak ritorna nella Rappresentazione concreta n. 104, bilaterale, con la scacchiera modulare pirografata e riporti di oro in foglia. Il cubo n. 107, in granito Sienite di Balma, con l'intreccio a fascia dei moduli inciso a bassorilievo con riporti di oro in foglia, poggia di spigolo sulla base in acciaio inox speculare, che ne duplica il dinamismo spaziale. Infine la verticalità delle due stele parallelepipede di granito nn. 102 e 105 si equilibra con quella dello Spazio-tempo "C" n. 103 costituito da tre settori semicircolari in bronzo con bassorilievi modulari, dove attinge alla sua massima espressione il senso magico-misterico, evocazione scultorea del monolito cosmico di 2001: Odissea nello spazio di Kubrick.
Sala didattica
Le bacheche e la mensola a parete della sala didattica illustrano la ricchissima sperimentazione polimaterica grafica e fotografica dell'artista. La mensola ospita le due principali edizioni-multiplo del modulo-monoforma concreta, il Minimultiplo trapezio-ovoidale in alluminio anodizzato argento edito nel 1969 dalle edizioni Flaviania di Lugano e la Tecnoscultura operazionabile edita nel 1971 dall'In-ternational Center of Aesthetic Research di Torino, contenente la matrice e nove moduli in alluminio anodizzato e la storia fotografica dello sviluppo della "funzione di forma concreta" dal 1955 al 1970. I quadri grafici-fotografici sulla parete sovrastante illustrano: il n. 112 l'Estensione indefinita di progetto estetico-ecologi-
co, con lo sviluppo nel tempo di ambiente boschivo, di cui viene proposta la particella catastale, con inserzione di strutture metalliche modulari nell'ambiente e di micromoduli nella sezione di tronco; il n. 111 è costituito da dodici riprese fotografiche, in ore e condizioni di luce e ombra diverse, dell'inserzione di striscia in acciaio inox operata con fiamma ossidrica su struttura manufatta in mattoni e ambiente naturale in fioritura; il n. 113 è la tavola grafica con interventi cromatici a pastello e inchiostri illustrante 48 situazioni di permutabilità e differenziazione matrice-modulo, da cui è tratto il trittico di foto su tela emulsionata n. 53 esposto nella sala al primo piano.
Le bacheche ospitano 21 esempi delle ricchissime e svariate tecniche grafiche di Bozzola, dal disegno a matita e pastello Concreto del 1953, precocissima elaborazione della forma ovoidale ellittica, al pennarello e rilievo da matrice su cartoncino nero Idea del 1983.
Si susseguono le Linoleografie del 1955 con le prime combinazioni d'immagine della monoforma; gli studi grafici a flomaster e matita delle articolazioni spaziali della monoforma del 1958 e 1959; la tecnica mista informale e gestuale Senza titolo del 1959; le prime operazioni cartacee di ritaglio del modulo dalla matrice e trasposizione n. 119 del 1961 e n. 120 del 1960; il Monotipo del 1965 da lastra di ottone con incisione ossidrica; il Complesso organico del 1969 con ablazione e scorrimento di forma organica in cartoncino graficamente elaborata con fresa a codolo; una tavola delle 960 Operazioni-disposizioni calcografiche differenziate su carta bianca del 1974 e una delle 50 litografie a colori Spazio-tempo del 1974.
Cortile e fossato nord
Le dieci opere esterne in ferro e acciaio inox di grandi dimensioni riassumono tutto il percorso spaziale fabbrile dello scultore e tutte le potenzialità plastiche del rapporto matrice-modulo e dell'articolazione spaziale e grafica della monoforma.
La Funzione-sviluppo di forma concreta n. 138 del 1958 equilibra l'articolazione spaziale del modulo con lo spazio negativo ovoidale nella matrice, mentre nello Strutturale n. 131 del 1964 lo stesso principio e la medesima procedura assumono più forti e complesse valenze espressive attraverso l'estrusione del modulo, altamente articolato, dalla matrice; e infine nel coevo Strutturale n. 130 è proposta la sola articolazione concentrata del modulo.
Il grande Spazio, orizzontale binato n. 132, con incisione ossidrica e riporti in oro in foglia e ottone per fusione, ripropone su più larga scala il discorso del coevo n. 47 esposto nella sala al primo piano. La Struttura verticale n. 133 del 1968 presenta una grande concatenazione di moduli recante alla base una tavola segnica "spazio-tempo", operata per incisione con riporti in acciaio inox per fusione, mentre, con rispondenza a eco fra cortile interno e fossato esterno, l'analoga Struttura n. 136 del 1983 presenta l'abbinamento della concatenazione di moduli con una striscia rettangolare verticale operata per incisione sulle due facce con la "scrittura" a intreccio della monoforma.
Il dinamismo verticale-orizzontale raggiunge la sua massima espressione, con un'ultima memoria della poetica futurista, nella Rotante del 1978, con la striscia operata e la concatenazione divergenti e "volanti" sul pernio della barra verticale alta 337 cm. Essa si equilibra all'esterno sullo sfondo delle mura con la Struttura orizzontale del 1975, costituita da due sequenze articolate di cinque e quattro moduli, che guida il visitatore verso l'ingresso nord del Castello. Infine, precedono l'accesso alla torre-museo le due colonne cilindriche Spazio del 1975 in acciaio inox, con l'incisione ossidrica e a fresa lungo tutta la superficie curva indefinita della scacchiera magica ed esoterica "spazio-tempo".