Antologia Critica

(da Angelo Bozzola, in catalogo della mostra antologica al Museo Promozionale di Cultura, Cannobio, agosto 1992).

Nel dicembre 1971, Francesco Vincitorio, una delle voci più libere e chiare della critica d’arte degli ultimi decenni, sottolineava su NAC, la rivista che pubblicava al di fuori di ogni condizionamento, come il lavoro creativo di Angelo Bozzola si svolgesse, in una misura coerente e non convenzionale, secondo la dinamica essenziale di una continua sollecitazione del generativo confine di regola e caso, realizzando un calcolato e aperto progetto, ma anche a specchio della ragione costitutiva di ogni naturale manifestazione di vita. Sono trascorsi più di venti anni da quando Vincitorio forniva quella indicazione; non mi pare tuttavia che essa abbia perso valore. La ricerca di una forma insieme rigorosa e mobile, dentro il gioco di scandite e variabili determinazioni, costituisce sempre il nucleo riconoscibile del programma poetico di Angelo Bozzola.
In questo, assume dimensione concreta nella accezione piena, non solo specialistica, del termine un orizzonte estetico contrassegnato più dalle rivelazioni di un ridefinito e non chiuso ordine geometrico (o, più esattamente, topologico) che dalle espressioni di una patetica soggettività. In tale direzione di lettura, i costanti rinvii di Michel Tapié, protagonista e teorico dell’astrattismo concreto, per un efficace interpretazione dell’opera di Angelo Bozzola ad un attualizzato canone barocco, vengono a sottolineare l’equilibrio tra geometria e invenzione fantastica, il diretto coinvolgimento, dentro questi due parametri, dell’immaginazione dello spettatore. Francesco Vincitorio e Michel Tapié, scomparsi di recente, sostenitori e amici fedeli di Angelo Bozzola, si sarebbero certo rallegrati dell’omaggio che la Città e il Museo di Cannobio rendono ora all’artista con questa mostra, insieme meritato giubileo di quarant’anni di coerente operosità e dimostrazione di inesaurita vitalità creativa.
Bozzola dalla metà degli anni Cinquanta ha attivamente partecipato al MAC (Movimento Arte Concreta). Rigore di ricerca e libertà di espansione progettuale di quel movimento, attento a elaborare una grammatica astratta delle forme non vincolata a referenze naturalistiche per quanto trasposte, sono tratti costantemente riconoscibili nel lavoro dell’artista, sviluppatosi per addensamenti intorno a particolari nuclei operativi e tematici.
Nell’attività di Bozzola, pittura e scultura vengono saggiate per la realizzazione di una nuova forma, modulare e generativa. La simmetria, che conferisce ritmo a ogni singola plastica condensazione bidimensionale o tridimensionale, viene utilmente contraddetta da una libera e sequenziale disposizione verso un più complesso ordine strutturale. Da qui, per l’opera di Bozzola, la capacità di non restare vincolata in un chiuso confine formale attraverso la sollecitazione di un equilibrio costitutivo aperto e nello stesso tempo determinato oltre la casualità di ogni variata apparenza. È dal versante della scultura, modernamente intesa come forma plastica totalizzante, che i risultati appaiono in modo particolare rilevanti. In un unico e coerente organismo, ogni singolo elemento componente e orientato in modo da replicare e da variare insieme il modulo costitutivo di base. La scultura risulta così un sistema obbligato e permutante dove forme dinamiche congruenti e differenziate si dispongono secondo una chiara ragione che le individua e insieme le risolve in una stessa, orientata, costruzione e polarità. L’attivazione di un campo percettivo dove la forma viene mobilizzata dalla vigilanza dello spettatore, coinvolto in un produttivo gioco di riconoscimenti e spostamenti (di visione e di senso), è certo il traguardo di ognuna delle operazioni che da quarant’anni Angelo Bozzola propone con strategie sempre rinnovate.
Conseguente è l’identificazione di un regime di relazioni dinamiche entro le quali lo spazio non è più inerte limite, controcampo o sfondo, ma animato scenario di improvvise e illuminate scansioni che ogni volta svelano gli infiniti nessi tra geometria e invenzione.
I quarant’anni di ricerca di Angelo Bozzola, segnati da questa continua tensione, si rivelano esemplari, vissuti dentro una sola rigorosa misura, etica e creativa.


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