Antologia Critica

(da «Sono fiero della mia origine contadina», in Corriere di Novara, 22 ottobre 1992).

“La mia origine è contadina. Sono molto orgoglioso di questo. I miei genitori e prima di loro i miei nonni hanno lavorato la terra, facendo molta fatica, ma senza mai lamentarsi e insegnandomi a fare altrettanto. Io ne sono fiero. Amo la terra generosa e la luce. Non solo la mia vita di uomo ma anche di scultore e di pittore non sarebbe nemmeno immaginabile senza amore per la natura. Molti artisti citano almeno un maestro cui hanno fatto riferimento. Io non saprei citarne alcuno, se non la natura. Tra le esperienze intellettuali che ho vissuto, quella che ha lasciato in me un segno profondo, tanto da condizionare in parte la mia creatività, è la lettura di un libro, un libro che conservo ancora come una reliquia, “La vita nel mondo delle piante”, trovato quando ero ancora un ragazzo”.
È Angelo Bozzola che parla così di se stesso. L’autoritratto che emerge è scarno, essenziale, ma c’è tutto l’uomo e l’artista, la sua filosofia, la sua etica più che la sua estetica. Per quanto difficile, e talvolta impossibile, separare l’uomo dall’artista, qui cercheremo di tracciare a linee più marcate il profilo dell’uomo Bozzola. Nato a Galliate il 19 novembre 1921, Angelo Bozzola sente prestissimo la sua vocazione per il lavoro creativo. Ricorda che a 6 anni trovò un sacchetto di cemento vecchio e preparò un impasto con il quale giocò a dar forma a oggetti domestici.
Durante la scuola elementare disegnò molto. “Ricordo che avevo una spiccata predilezione per i personaggi storici, quelli che incontravo nei libri di scuola – rammenta – in particolare le figure di Mazzini, di Anita e Giuseppe Garibaldi”.
La sua prima opera di un certo peso è il ritratto a carboncino della nonna Maria. Amorosamente incorniciato, è appeso nella sua casa avita di via Visconti a Galliate dove sorge anche l’abitazione del fratello, accanto al suo studio-laboratorio in una costruzione molto articolata dove ha raccolto ordinatamente in numerose sale e salette molte delle sue opere di pittore e di scultore.
Dopo la scuola elementare, quando già aveva acquisito esperienza in lavori agricoli e artigianali, partecipò al “Campionato provinciale”, all’Istituto Omar, per scultura in legno, e a un corso per mobilieri all’Istituto Professionale Contessa Tornielli Bellini, istituto nel quale frequentò anche un corso per decoratori ottenendo il diploma di 1° grado e il primo premio per i lavori eseguiti.
Nel 1937 conosce il professore Angelo Cattaneo di Romentino, scultore. Da lui imparerà soprattutto il mestiere e, frequentando il suo studio di via Verdi a Novara, coltiverà un’amicizia destinata a durare fino agli anni ’50. Poi il lungo intervallo della guerra. Con il 1° Reggimento genieri viene inviato in zona di operazioni nell’Italia meridionale.
Fu letteralmente sconvolto dagli avvenimenti che seguirono l’8 settembre 1943, quando “scapparono tutti”, e pretese, ottenendola, dai suoi superiori una dichiarazione scritta che lo autorizzasse a lasciare il suo reparto, la XII “Compagnia idrici speciale” di stanza a Santa Maria Capua Vetere. Tornò solo allora a Novara operando clandestinamente. “Però non ho il brevetto di partigiano - precisa - ma so di aver fatto il mio dovere di italiano servendo sempre il tricolore”. Nel 1946 si sposa. Dal matrimonio nasceranno due figli. La ripresa dell’attività artistica dopo la guerra fu lenta. Cominciò a frequentare Milano e a conoscere i movimenti dell’ avanguardia: “Artisti – ricorda con commozione – che molto hanno sofferto per essere stati continuamente dileggiati dalla gente ma che restarono sempre coerenti con i loro principi”.
Bozzola, che pure incontra artisti amici in ogni parte e partecipa a 35 mostre personali in Italia e in Francia e a oltre 150 mostre collettive e di gruppo in Francia, Italia, Germania, Svizzera, Usa e Giappone, ha sempre come punto di riferimento e di lavoro la sua terra novarese. Nel 1984 fa una donazione di sue opere al Comune di Galliate ma ancora oggi, dopo 8 anni, le pratiche di una burocrazia lenta e assorbita da altri problemi, non hanno ancora perfezionato l’operazione.
“La mia fortuna – sostiene – è di non essermi mai abbandonato al mercato. Ma avevo di che vivere, lavorando. Mi ritengo fortunato perché sono stato e mi sono sentito sempre libero. Anche Prampolini, Reggiani, Radice, per citarne solo alcuni dei tanti che ho conosciuto, hanno sempre continuato a credere con molta fede e molto coraggio in quello che facevano. La storia ha dato loro ragione. Per quanto mi riguarda, ha molta importanza il giudizio che si dà delle mie opere ma mi preme anche che il mio lavoro venga rispettato, riconosciuto come tale”.
Nel 1978 Bozzola ha bonificato con la forza delle sue braccia un bosco in regione Maulera e un noceto a Galliate; questa operazione con l’inserimento delle sue sculture è stata documentata con fotografie. L’uomo Bozzola ama l’acciaio, le macine di granito, e sceglie con amore le materie antiche e moderne e le tecniche per creare le sue opere; quest’uomo crede profondamente, religiosamente, in quello che fa. Il suo linguaggio è nuovo, di non facile lettura, ma Bozzola è certo di aver aperto una nuova strada per leggere le cose del mondo, di aver offerto un suo personale contributo per la sua conoscenza. “La mia opera – sostiene con convinzione – è fatta per gli uomini e appartiene agli uomini”.
A 71 anni, domina ancora con lucidità e vigoria, con l’entusiasmo e la passionalità di un ragazzo, il mondo della sua arte.


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