Antologia Critica

(da Spazi barocchi di Angelo Bozzola, in catalogo della mostra al Palazzotto Università della Riviera, Orta San Giulio, aprile 1988).

L’elaborazione “barocca” (o aleatoria, come la definiva Michel Tapié nel 1971) dei suoi interventi ritmico-organici sulla superficie scultorea e grafica come determinatrice e filtratrice di spazio, sia per autonomo sviluppo della sua idea germinale di forma/matrice e della sua sperimentazione sui materiali e sulle tecniche operazionali, sia attraverso l’incontro con l’idea del “Barocco d’insiemi” proposta a Torino nei primi anni ’60 da Tapié, è un capitolo fondamentale nell’arte di Bozzola, fra il rigore razionale-organicistico della sua prima fase di “arte concreta” negli anni ’50 e gli ulteriori ricchi sviluppi di segni, di calligrafie cosmiche, di forme spaziali e magiche negli anni ’70 e ’80. Già sul finire degli anni ‘50, proprio al momento della definitiva formulazione e delle prime iterazioni modulari della sua “monoforma” organica nello spazio scultoreo, Bozzola elaborava a livelli espressivo-barocchi e cromatico-materici la stessa monoforma o le sue proiezioni dinamiche negli interventi polimaterici su carte, ripresi in forme più organizzate e ritmate nei Rapporti su cartoncino e carta orientale del 1961-62. Ma è soprattutto a partire dalle Superfici-matrici del 1962-63, con l’estrazione e il riporto dei moduli-monoforme in presenza delle matrici, che Bozzola scopre, attraverso il diretto rapporto con la materia e l’operazione, le modificazioni di tipo aleatorio, e nello stesso tempo “fisiologiche”, indotte dall’uso dell’incisione ossidrica sulle superfici-matrici di rame, acciaio, ottone e dalle procedure di fusione sulle monoforme. Ne risultavano, a partire dal 1965, quelle ripetizioni algoritmiche e quegli spazi d’assieme “ricchi e sensibili” che Tapié poteva ottimamente inserire nella sua immagine di “Barocco generalizzato” presentata proprio in quell’anno. Dai grandi Spazi verticali e orizzontali rettangolari del 1965-68 Bozzola passava nel 1969-70 – dalla diffusione ritmica all’implosione – agli Spazi colonnari e d’altro lato ai ritmi polimorfi, in positivo/negativo, delle Coincidenze-opposizioni in ottone inciso su carta, fino ai colossali Spazi/barocchi con effetto fotoriflettente al Liceo Classico Muratori di Modena del 1974. Questa Mostra di Orta presenta, a vent’anni di distanza, una fase particolarmente sontuosa e affascinante nella lunga ricerca di Bozzola di un simbolo vitale e archetipico dell’uomo e della natura in forma spaziale.


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