Antologia Critica

(da Angelo Bozzola, in “Gazzetta del Popolo”, Torino, 5 ottobre 1979).

Michel Tapié al tempo in cui, sulla metà degli Anni Sessanta, frequentava Torino, dove aveva aperto il Centro Internazionale di Ricerche Estetiche, classificava Bozzola tra gli «ensemblistes baroques», accanto alla Falkenstein e a Ossorio, a Onishi ed a Fontana e molti altri, sebbene separati da qualche inflessione di stile o di struttura.
Luigi Moretti nelle sue annotazioni sul Barocco che formavano quasi un manifesto della libertà di gestire sia le proprie strutture mentali, anche quelle intuitive, sia le proprie attitudini fisiche, diceva che il carattere di una struttura barocca è prima di tutto la non facile riducibilità ad uno schema geometrico. Si intende uno schema geometrico tradizionale, non einsteniano per intenderci.
Ora, è evidente che il linguaggio di Angelo Bozzola, che continua ad essere un artista solitario, avviluppato anzi di silenzio, tanto difficilmente raggiungono il vasto pubblico le notizie delle sue imprese, a volte ufficialmente pubbliche, come i monumenti e le decorazioni d’ambiente – le sculture per esempio per la Università di Genova, per il Liceo classico di Modena, per monumento alla Resistenza di Galliate –, si basa essenzialmente su un modulo, su cioè un elemento ripetitivo, ripetibile, ripetuto; e molte delle sue opere hanno per titolo una voce che significa anche essa scopertamente il ritorno su se stessi: Reiterazione.
La mostra antologica che gli ha organizzato il Comune di Novara nelle sale dell’Arengario del Broletto, curata da Marco Rosci, rivela poi che nell’arco di oltre vent’anni, da quando Bozzola aderiva al Movimento Arte Concreta ad oggi, il modulo è rimasto il fondamento della sua opera; dagli studi di Funzione di forma concreta appunto sino alle recentissime Monografie spazio tempo.
Così è semmai nella libertà dell’impiego dei suoi moduli, quasi sempre falci di luna variamente sagomate, che Bozzola conquista la fluidità, la passionalità, anche, del movimento barocco, aiutato in questo dalle materie che predilige, materie brillanti, a volte trasparenti, ferro zincato, acciaio inox, alluminio anodizzato, perspex, superfici fotoriflettenti, a volte la foglia d’oro, che nella diaspora bene organizzata di tutti gli elementi particolari, i «decoupages» che ricordano le cellule organiche, le spore o le elittre degli insetti dell’aria, rifrangono la luce, la moltiplicano, e conferiscono all’insieme il senso di colonne vive di nervature che scattano, su bellissimi, felicissimi momenti di involo dalla loro base che sovente è la terra stessa o il verde di un giardino.


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