Antologia Critica

(ma Marco Meneguzzo, da Monoforme di Angelo Bozzola, in “Gala”, luglio 1978).

La fedeltà al suo modulo trapezio-ovoidale è la caratteristica immediatamente identificabile del lavoro di Angelo Bozzola, scultore. Fedeltà a questa forma bi-tridimensionale che, in Bozzola, è assoluta: anche quando l’informale sembrò travolgere tutto, la “monoforma” è rimasta, indice di una volontà e di un’esigenza espressiva profonda, tetragona ed insensibile alle mode.
Gli algoritmi, le sue analisi sistematiche invece di esaurire le possibilità creative del trapezio ovoidale, ne scoprono sempre di nuove: dalle iterazioni di moduli seriali tridimensionali liberamente componibili e disponibili spazialmente, al recupero della “matrice” – della superficie cioè da cui vengono estratte, quasi generate, le monoforme –, per giungere infine al minuzioso, analitico, quasi barocco operare sui materiali più disparati.
Dalle grandi sculture in ferro fino ai sottilissimi fogli d’oro, tutto concorre alla formazione di un linguaggio visivo costruito con grande perizia tecnica sulla forma primaria, eccezionalmente flessibile e caricata di un’ansia comunicativa ed espressiva che non accenna a diminuire.


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