Antologia Critica

(da Angelo Bozzola, in catalogo della mostra alla Galleria
Il Nome, Vigevano, giugno 1974).

Opportunamente, e autorevolmente, da Tapié a Rosci a Dorfles, è stata sottolineata, ed esaltata, la rigorosa coerenza del lavoro che Angelo Bozzola porta avanti ormai da vent’anni. Coerenza, si noti bene, conseguente non ad una scelta stilistica, ma ad una dimensione operativa. L’insistenza sulla sua «monoforma» trapezio-ovoidale non deve trarre in inganno. Questa, infatti, non è uno stilema iterato ed iterabile all’infinito, con varianti fini a se stesse, ma un elemento originario – e veramente «primario» – individuato ed utilizzato per dar concretezza visiva al dinamismo spazio-temporale – ecco il vero «tema» dell’arte di Bozzola, la costante essenziale del suo metodo – informante la realtà. «Dunque – sono parole dell’artista —, non arte astratta in quanto pura forma, o semplice dimensione spaziale, liberata dal pensiero, o trascendente la vita, ma concretamente allusiva ed espressiva di realtà naturali e sociali: composizioni – stabili, mobili, flessibili, vibranti – chiaramente ed intenzionalmente coerenti alla mobilità del regno animale, alla vibrazione del regno vegetale, allo spazio costruttivo della natura, quale vediamo negli spaccati geologici e nella stratigrafia tettonica»: evidenziazione del «processo di universale sviluppo e mutazione della natura e della società per successive scissioni da forma-matrice a forma-derivata, che può essere a sua volta matrice, reagendo a nuove condizioni ambientali». Il che va tenuto ben presente, non solo per evitare una lettura restrittivamente formalistica delle opere di Bozzola, ma per comprendere la logica interna del procedere dell’artista, dominato dalla consequenzialità (che, volere o no, ritma ogni cosa), dalla «regola», ma aperto all’imprevisto, al «caso» (che pure è realtà) ; determinato dalla «necessità» insita nel fluire esistenziale, ma disposto a tener conto delle possibili interferenze esterne, in atto o potenziali. Di qui il carattere modulare, organico delle sue strutture, ed insieme la loro mobilità, variabilità ed anche «operazionabilità», come egli ama dire, qualità che non si sovrappongono forzosamente alle prime, né ad esse si accostano paratatticamente, ma si danno, non diversamente da quelle, come modi dell’essere, al di fuori di ogni staticità preconcetta, in uno svolgersi nello spazio e nel tempo non casuale (ecco la regola), ma neppure meccanico (ecco le variabili): la direttrice, appunto, del lavoro di Bozzola e il fondamento della sua coerenza, qualunque sia l’oggetto contingentemente privilegiato dal suo fare.


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