Antologia Critica

(da L’arte d’oggi si addice ai giardini verbanesi di Villa Taranto. La scultura di Bozzola tra libertà e “moduli”, in “La Stampa”, Torino, agosto 1973).

... diciamo dunque «grazie» a Bozzola, «ricercatore artistico». Definirlo «scultore» sarebbe infatti un limitarne la personalità. Con rigoroso impegno ed esemplare coerenza da anni l’artista persegue una sua attualissima ricerca estetica. Prima d’essere inventore-creatore delle sue opere, egli è il progettista della forma che costituisce come il loro duttile alfabeto.
È una superficie «trapezio-ovoidale», ideata, disegnata, dipinta, ritagliata, piegata, replicata, combinata in tutte le maniere possibili, usando con splendido mestiere – che vuol dire tanto con il misterioso intuito dell’artista, quanto con la paziente ed operosa manualità dell’artigiano – i materiali più diversi. Nelle sue sculture si trova bronzo, ottone, rame, oro, argento, alluminio e carte d’ogni tipo, trattati a volte col martello e col fuoco, se necessario, sino a farne quadri, sculture, «multipli», opere d’arte, che sembrano riscattare anche le moderne tecnologie.
La struttura tipo di Bozzola, la sua «monoforma», è quasi l’emblema di ciò che può la corretta ragione in simbiosi con la sensibilità dell’uomo: è un elemento costruttivo, utilizzabile senza residui, indeformabile, capace di rispondere ad ogni esigenza di articolazione: le sue forme ripetute danno vita a quadri, dipinti magari col ferro e col fuoco, a colonne modellate che son sculture capaci di vivere in casa come all’aperto. E non è soltanto un caso se la loro idea è nata al riparo dai rumori delle città congestionate, in un solitario angolo di provincia dove evidentemente è più facile ad un uomo ascoltare le voci più intime della propria coscienza creativa e le più vive suggestioni della realtà naturale.


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