Antologia Critica

(da Angelo Bozzola: struttura e segno di un barocco continuo, in catalogo della mostra alla Galleria Corsini e Giardini di Villa Taranto, Verbania luglio-settembre 1973).

L’affinità dell’opera di Angelo Bozzola con una spiccata simbologia tecnologica è sensibilmente indicativa. La sua ricerca insegue infatti, con garbata e puntuale ossessione formale, le incidenze e le rivelazioni di un modulo invariabile, irto e trasmesso per concatenazioni continue, quasi platoniche e ascensionali. Nell’esistenza del modulo è profondo il senso che egli vuol dare al sistema geometrico di trapezio-ovoidalità in equivalente spaziale plastico, ai valori emblematici e colti, alla sistematicità del continuare a far vivere il nodo del primitivo e del provocatorio in un culto totemico e sospeso, visualizzante il destino del mondo contemporaneo e la comprensibilità dei suoi episodi problematici nel campo stesso della scultura.
Bozzola lo risolve (e non si tratta soltanto di una frequentazione istitutiva di poetica) con un suo partecipare artigianale alla ritmica espressione estetica del collettivo e razionale estro, e della capacità creativa dell’uomo d’oggi. Un’operazione culturalmente legata alle simmetricità tecnologiche, e insieme alle strutture dell’oggettività impiegate a razionalizzare un aspetto dell’arte concreta per la quale egli cura e coltiva un’isola solitaria e provinciale, mite e insieme arrogante, precisa e sempre rinascente dai climi della fiamma ossidrica e dalla simultanea durezza dei metalli.
La sua catena di matrici, di associazioni modulari, diventa così una tragica e mite sequenza di agganci stabiles e mobiles, promossa in alterazioni iconiche controllate, dislocate con barocca evoluzione multipla, peculiare e formalmente descritta come germoglio di habitat negriero, impaginazione e comunicabilità sperimentale, le cui ripetizioni, le apparenti irregolarità, il pessimismo cromatico e la stessa essenzialità fantasmagorica, diventano messaggio affermativamente indagato sia nelle oasi della memoria religiosa, sia nella concettualità di una coerenza creativa cui si esprime il tipo di poetica che insegue e in grado di investire esiti ed esigenze europee. La tradizione di Arp della forma e dell’immagine può aver fatto leva sulla sua ispirazione, la sintassi di Capogrossi può aver significato abbastanza per la propensione di Bozzola a produrre a catena i propri orientamenti e riordini di arte applicata: certo è che la sua passione è esclusiva, compiuta con attento impegno, un’infinita significazione di allusività alfabetica rispetto al segno barocco e alle stesse vibrazioni che ci offre la grafica e la dislocazione delle sue forme, quasi ali oscillanti e legittime.
Esse non contestano alcun ambiente, né si oppongono alle fasi attuali del potere, e tanto meno tentano demitizzazioni di clamori sociali, riportano senz’altro un’esperienza individuale nel continuum di consuetudini globali, le quali inseriscono il fatto stilistico come evento di civiltà, luogo di sogni comuni, e tanto meglio il senso dell’operatività estetica in un processo spesso inerte del reale e della convivenza umana, dentro e fuori da ogni tradizione.
Lo stadio iniziale infatti è un impulso umano, un intuibile atto abrupto di mutazione di qualcosa intorno a noi; Bozzola ne continua l’integrabilità a livello magico, in assoluta libertà, percependo la scena complementare e quella assoluta di reagire allo stato di cose e di passioni civili abituali, alle loro spettacolari contiguità. È quindi uno stile che simboleggia sia la propria continuità di caricare l’essenza di un rito emotivo, sia di pervenire alle ragioni sostanziali del documentare certe necessità collettive e di guardare il dolore d’oggi pur senza configurarlo in parabole crepuscolari.
Una necessità che lo stesso Nietzsche aveva efficacemente puntualizzato, per venire alle prese con la realtà e conquistare la pura o impura nozione di essa. Bozzola riesce così, attraverso un’estrema e vorticosa violenza sui corpi metallici, a una perforazione e un taglio resistenti, di ristrutturare – in progressione rigorosa – una fruibilità artistica, proprio iniettando all’uso dell’oggetto una barocca rispondenza modulare e psicologica, e introducendo in tutto questo una pubblica drammaticità tutt’altro che vistosa. Ciò è indissociabile dal suo lirico ed ermetico potenziale espressivo, apparecchiato e collocato nell’urbano biologico in cui ogni allegoria può ridare alla Natura la sua pur astratta esemplarità!


Torna indietro...