Antologia Critica

(da Angelo Bozzola, Tecnoscultura Operazionabile, in “NAC, Notiziario Arte Contemporanea”, dicembre 1971, n° 12, pag 43).

Qualche settimana prima che alla Fiera di Francoforte esplodesse la moda del libro-oggetto, Bozzola metteva in circolazione, senza strombazzature, questo suo libro-scultura, frutto di un paziente lavoro, il cui inizio risale a circa quindici anni fa. Uno sviluppo rigorosissimo di una «idea», della quale si erano potute osservare le tappe in alcune mostre a cui aveva partecipato e che Michel Tapié, estimatore da tempo di questo artista, definì fin dalle origini: «algoritmo». Cioè, un «modulo» che egli ritaglia da una superficie metallica, componendolo poi ritmicamente, secondo strutture libere, variabili e quasi sempre legate con un rapporto altamente estetico alla superfice-matrice. Da questo «modulo» e da queste «strutture», il naturale, progressivo approdo a sculture che sollecitavano la partecipazione quasi ludens, anche manuale, dell’osservatore. E, infine, questo libro «operazionabile» che esalta questa fruizione, questa compartecipazione.
C’è da dire che, proprio per spontaneo confronto con l’estetismo dei lussuosi libri-oggetto esibiti dall’editoria mondiale a Francoforte, questo volume, semplicemente intelato, colpisce per la sua autenticità. E mi riferisco anche all’umiltà delle istruzioni per preparare i moduli metallici e montare la scultura, che fanno seguito alle prefazioni dovute al sociologo Oddone C. Poli, a Marco Rosci, a Tapié e allo stesso Bozzola. Ma, soprattutto, alla perizia e pulizia artigianale con le quali il libro è stato progettato e fatto. Ogni particolare, ogni soluzione tecnica (dalla logica chiarezza con cui è stato ricavato l’alloggiamento per i «moduli», alla trovata della base della scultura che corrisponde allo spessore del volume) rivelano una ingegnosità e una cura straordinarie. E tutto ciò non ha meno importanza della «idea», nel provocare lo stimolo che spinge l’osservatore a operazioni altrettanto amorevoli, altrettanto felicemente creative. Bozzola l’ha chiamata «tecnoscultura». E, oltre a sottolineare l’attuale civiltà tecnologica, forse senza neppure volerlo chiaramente, c’è pure un richiamo all’originario significato della parola tecne. Un fare creativo, goduto, liberatorio, attraverso la possibilità di dar corpo – partendo da una matrice di base – a innumerevoli soluzioni. Proprio come è la legge fondamentale della vita: sempre sul filo della regola e del caso, in un infinito svolgimento che risente e del luogo e del tempo, degli altri e della propria individualità e capacità creativa. Ecco perché, secondo me, questo libro è un’opera d’arte. Una solitaria, autentica proposta, che contrasta con la marea mercificata della quale Francoforte è stata la rumorosa avvisaglia.


Torna indietro...