Antologia Critica

(da Angelo Bozzola, in catalogo della mostra in Piazza delle Vigne, Genova, luglio 1970).

Le forme create da Bozzola sono un tipico esempio dell’improponibilità attuale delle tradizionali distinzioni, sia tecniche, sia di linguaggio e di soluzioni visive, fra pittura e scultura; naturalmente, non sulla base di astratte formulazioni estetiche, ma su quella concreta dell’oggetto artistico in sé.
Il rapporto dialettico, psicologico e sostanziale, fra le «forme» di Bozzola (anzi la sua «monoforma», autentica protocellula apparentemente dedotta da una sintesi geometrica di tipo «algoritmico» secondo la felice espressione di Michel Tapié ma alludente anche ad un embrione organico) e lo spazio-luce inteso come luogo ottico-psichico di proliferazione ritmica, è univoco e costante, sia che egli operi semplicemente con il veicolo cromatico sulla tela (come avveniva soprattutto inizialmente al momento dell’adesione nel 1954 al Movimento Arte Concreta di Prampolini, Dorfles, Munari), sia che affronti il rapporto matrice-forma operando sulle materie metalliche con mezzi meccanici, sia infine, nella fase attuale, dal 1964, di operazioni nell’ambito del «Baroque Ensembliste» di Tapié, che egli accetti dalla sublimazione razionale della tradizione il principio del «quadro» superficie come concrezione degli infiniti piani spaziali e trasformi tale quadro, di qualsivoglia materia, in matrice di monoforme ritmicamente ripetute.
Il valore di proiezione spaziale di tali monoforme differisce apparentemente a seconda che si tratti di «negativi» legati al piano-matrice o incisi su di esso, o di «positivi» dialetticamente scissi da esso, ma il rapporto analogico e creativo forma-matrice e spazio totale-spazio visualizzato è intimamente costante e invariabile, costanza e invariabilità assicurate dall’unità dell’intuizione iniziale. Quella che appare innanzitutto una operazione mentale astratta di estremo rigore, garanzia quindi della logica matematica pura della funzione spaziale, è poi in realtà carica di valori emotivi e «barocchi» grazie da un lato all’irripetibilità e al costante rinnovamento del dibattito artigianale con le materie elaborate, dall’altro al margine di libertà che Bozzola accuratamente riserva alle reazioni organiche, anche decorative, delle materie stesse e alle loro infinite reazioni cromatico-luministiche.


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