Antologia Critica

(da Angelo Bozzola, in catalogo della mostra alla Galleria L’Arco, Macerata, marzo 1969).

Questa rassegna di «carte» di Bozzola coprenti l’arco di 14 anni ci offre la cronaca affascinante di un coerente ma complesso e diramato dibattito morfologico forma-spazio. Bozzola ha indagato infaticabilmente i termini di tale dibattito con estrema lucidità e insieme con fantasia e passione, da un lato chiarificando sempre più a se stesso tutta una serie di ipotesi e variabili proponibili a partire dall’accettazione della fenomenicità pura e assoluta, non-antropologica, del binomio fondamentale e inscindibile, dall’altro trasponendo costantemente tale autochiarificazione in concrete ipotesi di operazione manuale e materica; dove ad esempio la «carta», da piano d’appoggio e manifestazione (bianco-nero, positivo-negativo) della precostituita immagine grafica, diviene via via partecipe attiva della dissociazione dialettica fra matrice e forma trasposta e reinserita, tramite il «collage», nel reinventato sistema grafico-cromatico, fino a giungere, nella recentissima serie, ad una vera e propria obbiettivazione diretta di piani-spazio vibrati e proiettati, dinamicamente attraverso l’intaglio, il trattamento diretto della superficie, l’affioramento (rivelatore di proiezione e non meramente decorativo-espressivo) della superficie cromatica anch’essa proposta come elemento obbiettivo, materico, non come «azione» soggettiva sovrapposta. Si noti che questa successione operativa nello spazio degli anni è anche nettamente successione (arricchimento, approfondimento) di indagini problematiche del rapporto forma-spazio, dal momento che i bellissimi «linoleum» del ’55, ben confitti nella poetica astratta del MAC, accettano comunque, pur nel gioco riccamente allusivo di linea-superficie, bianconero, la convenzione mentale-espressiva della terza dimensione, quindi ad esempio dell’intersezione planimetrica in profondità; siamo ancora allo spazio come proposta allusiva, non come sostanza ontologica. Nelle ultime «carte», esse stesse “sono” spazio (come “superficie” di partenza dell’operazione creativa e come “piani” dialetticamente risultanti dall’operazione stessa) e nello stesso tempo elementi costitutivi della forma, sia di quella ontologicamente tridimensionale nascente dall’intaglio e dallo sfalsamento, sia di quella allusivamente pluridimensionale, luministica graffita, non disegnata!, sulla superficie parzialmente riportata alla funzione di supporto. Rimanendo coerentemente ad un’«altra» carta (anche matericamente «altra») la funzione ultima operativa di presenza fantastico-rivelatrice del veicolo cromatico, vero elemento esaltante poetico della dialettica logica forma-spazio.


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