Antologia Critica

(da Angelo Bozzola, in “D’Ars”, anno IX n° 40, pag 164, 1968).

L’importanza, il fatto nuovo nell’opera di questo artista, può farsi risalire al momento in cui, forse per primo, riesce ad ottenere dalla medesima matrice un pannello e un’altra composizione ricomposta con i moduli ritagliati dallo stesso in una forma geometrica rigorosa ed essenziale, la forma trapezio-ovoidale, che diventerà l’emblema, il simbolo personale di tutta la sua produzione.
Squarciando il pannello egli ha ricavato la luce con la quale ha potuto esprimere il suo mondo interiore, fatto di riflessione e di ripensamenti, le sue sensazioni che lo legano alla società e a quanto lo circonda. In questa ricerca con una sapiente utilizzazione dei piani sottostanti alla superficie esterna del pannello, egli dimostra quanto vaste siano le possibilità di creazione che si offrono ad un artista completo, realizzando compiutamente una sintesi delle sue esperienze di scultore, pittore e grafico.
Le composizioni realizzate con i moduli staccati dal pannello, articolantesi in flessioni geometriche su piani sovrapposti e che potremmo chiamare – funzioni di forma – sono ancora Immobili. Ma lentamente Bozzola trasmette il suo anelito di libertà alle sue opere e queste diventano sempre più autonome.
L’arte di Bozzola, come egli stesso dice, “non è astratta in quanto pura forma o semplice dimensione spaziale liberata dal pensiero o trascendente la vita” ma è chiaramente e concretamente allusiva ed espressiva di fenomeni sociali e naturali, di cui egli è un acuto osservatore. Questa capacità di osservare, analizzare ed interpretare quanto avviene intorno a lui gli permette un’evoluzione continua e l’ha portato ad introdurre la mobilità nelle sue composizioni. L’importanza di questa nuova dimensione nell’opera di Bozzola è enorme. Le sue sculture mobili sono delle “catene iteranti” che egli forma ordinando i vari moduli. L’un sopra l’altro, col sistema dell’aggancio. Chi si fermasse ad osservare il lato estetico – senza dubbio piacevole – di queste catene commetterebbe un grosso errore. La valutazione deve essere più profonda per scoprire in modo pieno il loro fascino.
Innanzi tutto vi è un significato allusivo a quanto avviene nella nostra civiltà dei consumi. Basti pensare, per esempio, alla catena di lavorazione di una qualsiasi azienda industriale, o alla integrazione ascendente o discendente fra varie aziende, o alla istruzione in generale, o alla stessa stratificazione sociale. Vi è poi in Bozzola il chiaro intento di invogliare l’amatore a stabilire un contatto più diretto con l’opera stessa. Essendo le  catene prive di saldature ed essendo ogni modulo variante rispetto agli altri, questo può entrare nella tematica della composizione, può consumare l’opera come meglio crede, iterandola, riducendola, trasformandola, senza correre il rischio di alterare la sua caratteristica fondamentale.


Torna indietro...