Antologia Critica

(da Dipinge col fuoco quadri di metallo, in “Stampa Sera”, Torino, dicembre 1966).

Dopo le pure ricerche dell’astrattismo geometrizzante e gli sviluppi materici che sfociarono nell’informale, l’espressione figurativa ha mostrato sovente – e Michel Tapié fu forse il primo a notarlo – una componente neobarocca. Tapié parlò anzi di «spazio barocco»: con un termine che calza perfettamente anche nel caso del novarese Angelo Bozzola. Nato a Galliate 45 anni fa, egli espone in questi giorni al Centro di Ricerche estetiche di via Basilica 9.
Di lui s’erano già viste delle nere sculture, simili a rigide composizioni arboree o a pendagli in cui pareva che la fantasiosa idea dei «mobili» di Calder si fosse fossilizzata. Questa volta, viceversa, il Bozzola si può dire dipinga. Dipinge col fuoco, quadri di metallo. La superficie è data da una lamina di ferro o di acciaio, più raramente di rame, ma talora egli usa accostare metalli diversi quasi per ricreare, con due tonalità fondamentali, un equivalente di ciò che in natura può essere un cielo che sovrasta la terra. La fiamma d’un cannello fora queste lastre, che subito dopo si rinsaldano irregolarmente, mentre il calore lascia la sua traccia lungo il punteggiato disegno con aloni assai suggestivi, cui si aggiungono gli favilli delle incrostazioni realizzate con la fusione di altri metalli come il bronzo e l’ottone.
Fori e tagli, dunque, anche qui, come nelle ormai famose composizioni di Fontana; tant’è che per goderne appieno bisogna vederle non tanto appoggiate ad una parete, ma immerse nello spazio dove la luce può trasparire dall’una all’altra parte, sottolineando, insieme alle spruzzature d’ottone e alle altre incrostazioni, il valore plastico-luminoso che in opere come queste costituisce l’elemento di maggiore possibilità espressiva.


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