Antologia Critica

(ma Marco Valsecchi, da Le mostre, in “Il Giorno”, 15 dicembre 1956, pag 9).

Per la sua prima «personale Angelo Bozzola», pittore novarese, ha scelto la galleria del Fiore a Milano, che realizza un programma di arte astratta nel senso più ortodosso del termine, cioè geometrica, di “pura forma”, lontana e anzi aliena da ogni influenza dei sentimenti e delle emozioni. Una pittura di stretto razionalismo, insomma, tanto che potremmo credere abbiano, i pittori che la praticano, assunto come loro motto una definizione cara a Pascal: «esprit de géometrie».
Il giovane Bozzola esce dal “Centro Studi Arte-Industria” fondato dal Di Salvatore a Domodossola e con diramazione su Novara, che riassume questa storia più che svolgere posizioni polemiche, la sua pittura svolge preferibilmente variazioni liriche di questo «spirito geometrico», ripetendo schemi già noti, ma con una finezza e una castità formale che bisogna riconoscergli come qualità, e dentro i profili delle sue “forme” si distende un colore neutro, liscio come una superficie di ceramica, che vorremo vedere di tinte meno raffinate. La ricerca di equilibrio formale che conduce con la sua pittura ha spinto a tentare una realizzazione anche in scultura, con «ritagli» di lamiera; e i ritagli sono persino più precisi, più ortodossi, e sfuggono più agevolmente a quel senso della decorazione che invece sovrasta su molti dipinti.


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