Angelo Bozzola Opere
Vittorio Sgarbi
Vittorio Sgarbi

ANGELO BOZZOLA
La potenza creativa della forma

Radici contadine e respiro cosmopolita. Queste sono le caratteristiche digitali delle opere di Angelo Bozzola. Ciò è testimoniato anche dalle sue numerose e prestigiose esposizioni non solo nella terra d’origine, il novarese e, nello specifico, Galliate, cittadina che ha allestito all’interno delle mura del suo Castello un Museo dedicato all’artista, ma anche in Giappone (Tokyo, Kyoto, Osaka) e in Francia, a Parigi.

Le sue opere stabiliscono un dialogo tra astrattismo e concretismo. Da qui deriva uno stile personale basato sullo studio matematico e anche volumetrico dei colori, delle forme e dei materiali. Le sue creazioni si riconoscono nell’astrattismo, negandosi alla riproduzione oggettiva della realtà, per consegnarcene una rappresentazione geometrica e creativa, sempre guidata da una considerazione  attenta e rigorosa dei rapporti cromatici e formali.

In Bozzola, tuttavia, non c’è mai il rifiuto della natura. Al contrario vi è una esaltazione della natura stessa, nella quale si nasconde un’oscura potenza generatrice. È da lì che estrae le sue forme, come matrici dell’essenza intrinseca al reale. In questo passaggio concettuale l’astrattismo comunica con il concretismo.
Si alza il tono di questo discorso allegorico e in tal modo è l’opera stessa che concorre a costruire il reale. Si tratta di un processo di andata e di ritorno. È un percorso che interpreta in modo stereofonico la percezione visiva, trasformandola in un gioco di echi e di risonanze. Sonorità che si materializzano attraverso l’allontanamento dalla realtà e il ricongiungimento ad essa con la forza creatrice della mente e della mano dell’artista.
Alla verifica della ricerca sulle avanguardie da cui derivano i pensieri e le opere di Bozzola, si riconoscono le affinità espressive con il costruttivismo, il suprematismo e il neoplasticismo.

La costante e mutevole cadenza con cui la realtà viene trasformata rimanda alla visione dei costruttivisti, che riaffiora sia nella tecnica di lavorazione dei metalli, sia nella convinta funzione sociale riconosciuta all’arte. Congeniali all’esposizione delle sue creazioni, infatti, sono i luoghi pubblici, all’aperto (parchi, piazze, aree pedonali o monumentali).
I temi della poetica suprematista affiorano nella sensibilità plastica non solo nelle sculture, ma anche nelle pitture, elaborate con materiali diversi in cui il colore concorre a tracciare bassorilievi materici o anche semplicemente ottici.

La crescita algoritmica delle forme, gli intervalli e la com(penetrazione) tra gli spazi interni e quelli esterni rimandano, invece, alle sinfonie del neoplasticismo, che celebra la comunione delle arti.
Le sue tele, le sue strutture e le sue sculture sono sempre, in ogni caso, il frutto della combinazione di una serie di elementi semplici, associati secondo schemi matematici. In questo modo la ricerca geometrica ed estetica diventa costruzione filosofica. È così che Bozzola scopre la sua forma originale e primigenia. La chiama monoforma. È la matrice archetipica che gli permette di approdare a un’infinità di soluzioni pittoriche e plastiche.

La ripetitività della monoforma ha in sé una potenza generativa illimitata. Attraverso le traslazioni, le rotazioni e gli spostamenti simmetrici della forma primitiva gli è consentito passare dalla pittura alla scultura e, metaforicamente, dal finito all’infinito. La monoforma, infatti, è definita, limitata e delimitata, ma, nel contempo, si tras(forma). Si autoriproduce e s’immerge in un flusso animato dal ritmo e dall’armonia che emergono dal connubio delle leggi algebriche con quelle geometriche. Nascono così le sue opere, figlie della potenza logica e astratta della geometria analitica: il calcolo si fa visione e le equazioni scolpiscono lo spazio.

In una visione prettamente speculativa Bozzola effettua una riflessione sui concetti di tempo e di spazio.
Il tempo si perpetua nell’eterna possibilità ripetitiva della monoforma, per poi, risolversi nuovamente nella compiutezza di un’opera concreta, che tuttavia, continua a tendere verso l’inesauribile gamma delle sue potenzialità riproduttive.
E, analogamente, lo spazio si fa forma. Forme che delimitano gli spazi. Sculture aeree che scolpiscono la materia. Il vuoto acquista la medesima dignità del pieno e i confini sono semplicemente tracciati, funzionali per offrire allo sguardo uno spazio mutevole che cambia dal punto di vista.
Tempo e spazio si muovono concordamente in un ritmo dialettico. Ciò attribuisce alle opere dell’artista novarese un significato arcano.

Per avvertire compiutamente il mistero che esprimono le sue strutture occorre, comunque, decifrare il linguaggio artistico da lui elaborato. Esso è costituito da basi lessicali in granito e in colori a olio, in rame e ottone, in plexiglass e in ferro, organizzati in schemi sintattici modulari.
Generandosi da questi moduli l’opera omnia di Bozzola è, soprattutto, il tentativo di avvicinarsi ai confini indefiniti della razionalità e della logica matematica, per cogliere il segreto delle infinite potenzialità espressive dell’animo. È proprio questa apparente antitesi tra finito e infinito che consente l’accesso alla dimensione immaginativa, paradossalmente favorita da calcoli rigorosi e da operazioni matematiche. È noto, del resto, che il numero nelle società antiche aveva un valore sacro. E allora le creazioni di Bozzola possono essere considerate, a pieno titolo, delle manifestazioni totemiche della nostra contemporaneità. Non è un caso che le sue sculture trovino la collocazione ideale negli ambienti naturali accanto agli alberi, vicino alle pozze d’acqua, sulle distese d’erba e nelle aree monumentali. È lì, del resto, che circolano le forze della natura e le energie liberate dalla memoria storica.

Vittorio Sgarbi